Disturbi d’ansia

Una larga parte di noi ha avuto e potra avere un disturbo d’ansia nel corso della propria vita.

l’ansia di per sè è un’emozione naturale e universale; è generata da un meccanismo psicologico di risposta allo stress , il quale svolge la funzione di anticipare la percezione di un eventale pericolo prima ancora che quest’ultimo sia chiaramente sopraggiunto, mettendo in moto specifiche risposte fisiologiche che spingono da un lato all’esplorazione per identificare il pericolo ed affrontarlo nella maniera più adeguata e, dall’altro, all’evitamento e alla eventuale fuga, nonchè in una serie di fenomeni neurovegetativi come l’aumento della frequenza del respiro, del battito cardiaco (tachicardia), della sudorazione, le vertigini ecc. tali fenomeni dipendono dal fatto che, ipotizzando di trovarsi in una situazione di reale pericolo, l’organismo ha bisogno della massima energia muscolare a disposizione, per potere scappare o attaccare in modo più efficace possibile, scongiurando il pericolo e garantendosi la sopravvivenza.

l’ansia, quindi, non è solo un limite o un disturbo, ma costituisce una importante risorsa, perchè è una condizione fisiologica, efficace in molti momenti della vita per proteggersi dai rischi, mantenere lo stato dallerta e migliorare le prestazioni.

Quando l’attivazione del sistema ansiogeno è eccessiva, ingiustificata o sproporzionata rispetto alle situazioni, però siamo di fronte ad un disturbo d’ansia, che puo complicare notevolmente la vita di una persona e renderla incapace di affrontare anche le più comini situazioni.
I disturbi d’ansia conosciuti e chiaramente diagnosticabili sono i seguenti:

  • fobia specifica (aereo, spazi chiusi, ragni, cani, gatti, insetti, ecc.)
  • disturbo di panico e agorofobia (paura di stare in situazioni da cui non vi sia una rapida via di fuga)
  • disturbo ossessivo compulsivo
  • fobia sociale
  • disturbo da stess acuto o post-traumatico da stress
  • disturbo d’ansia generalizzata

La fobia

  •  La fobia e una paura marcata e persistente con caratteristiche peculiari:
  • è sproporzionata rispetto al reale pericolo dell’oggetto o delle situazioni;
  • non può essere controllata con spiegazioni razionali, dimostrazioni e ragionamenti;
  • supera la capacità di controllo volontario che il soggetto è in grado di mettere in atto;
  • produce l’evitamento sistemico della situazione-stimolo temuta:
  • permane per un periodo prolungato di tempo senza risolversi o attenuarsi;
  • comporta un certo grado di disadattamento per l’interessato;
  • l’individuo riconosce che la paura è irragionevole e che non è dovuta ad effettiva pericolosità dell’oggetto, attività o situazione temuta.

La fobia è dunque una paura estrema, irrazionale e sproporzionata per qualcosa che non rappresenta una reale minaccia, chi ne soffre è sopraffatto dal terrore all’idea di venire a contatto magari con un animale innocuo come un ragno o una lucertola, o di fronte la prospettiva di compiere un’azione che lascia indifferenti la maggior parte delle persone(ad esempio, il claustrofobico non riesce a prendere un ascensore).

Le persone che soffrono di fobie si rendono conto dell’irrazionalità di certe situazioni emotive, ma non possono controllarle.

L’ansia da fobia si esprime con sintomi fisiologici come tachicardia, disturbi gastrici e urinari, nausea, diarrea, senso di soffocamento, rossore, sudorazione eccessiva, tremito e spossatezza, si sta male e si desidera una cosa sola: fuggire!

scappare, d’altra parte è una strategia di emergenza, la tendenza ad evitare tutte le situazioni o condizioni che possono essere associate alla paura, sebbene riduca sul momento gli effetti dell paura, in realtà costituisce una micidiale trappola: ogni evitamento, infatti, conferma la pericolosità della situazione evitata e prepara l’evitamento successivo. tale spirale di progressivi evitamenti produce l’incremento, non solo della sfiducia nelle proprie risorse, ma anche della reazione fobica della persona, al punto da interferire con la normale routine dell’individuo, con il funzionamento lavorativo o scolastico oppure con le attività o le relazioni sociali. il disagio diviene così sempre limitante.

Attacco di panico

Tachicardia, sudorazione improvvisa, tremore, sensazione di soffocamento, dolore al petto, nausea, paura di morire o di impazzire, brividi o vampate di calore, sono solo alcuni dei sintomi che caratterizzano un attacco di panico.

chi lo ha provato lo descrive come un esperienza terribile, spesso improvvisa ed inaspettata, almeno la prima volta, è ovvio che la paura di un nuovo attacco diventa immediatamente forte e dominante.

il singolo episodio, quindi sfocia facilmente on un vero e proprio disturbo di panico, più per la “paura della paura” che altro.

la persona si trova rapidamente invischiata in un tremendo circolo vizioso che spesso si porta dietro l’agorafobia, ovvero l’ansia relativa all’essere in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi, o nei quali potrebbe non essere disponibile un aiuto, nel caso di un attacco di panico inaspettato.

diventa così pressochè impossibile uscire da casa da soli, viaggiare in treno in autobus o guidare la macchina, stare in mezzo alla folla o in coda, e così via.

l’evitamento di tutte le situazioni potenzialmente ansiogene diviene la modalità prevalente ed il paziente diviene schiavo del suo disturbo, costringendo spesso tutti i familiari ad adattarsi di conseguenza, a non lasciarlo mai solo e ad accompagnarlo ovunque, con l’inevitabile senso di frustrazione che  ne deriva  e che può condurre ad una depressione secondaria

Disturbo ossessivo compulsivo

Caratteristica essenziale di questo disturbo sono pensieri, immagini, o impulsi ricorrenti che creano allarme o paura e che costringono la persona a mettere in atto comportamenti ripetitivi o azioni mentali.  il disturbo è caratterizzato da ossessioni e compulsioni. almeno l’80% dei pazienti con questo disturbo ha sia ossessioni che compulsioni. le ossessioni sono pensieri , immagini o impulsi che si presentano più e più volte e sono al di fuori del controllo di chi li sperimenta. tali idee sono sentite come disturbanti e intrusive, e, almeno quando le persone non sono assalite dall’ansia, sono giudicate come infondate ed insensate. Inoltre queste persone possono preoccuparsi eccessivamente dello sporco e dei germi, possono essere terrorizzate dalla paura di avere inavvertitamente fatto del male a qualcuno, di poter perdere il controllo di sè e diventare aggressive in certe situazioni, di aver contratto malattie infettive o di essere omosessuali, anche se riconoscono che tutto ciò non è realistico. le ossessioni sono accompagnate da emozioni sgradevoli, come paura disgusto, disagio, dubbi, o dalla sensazione di non aver fatto le cose nel modo giusto, e gli innumerevoli sforzi per contrastare non hanno successo, se non momentaneo.

le compulsioni vengono anche definite rituali e sono comportamenti ripetitivi (lavarsi le mani. riordinare controllare) o azioni mentali (contare, pregare  ripetere formule mentalmente) messe in atto per ridurre il senso di disagio e l’ansia provocati dai pensieri  e dagli impulsi tipici delle ossessioni, un tentatico di elusione del disagio, un mezzo per controllare l’ansia.

in generale tutte le compulsioni che includono la pulizia, il lavaggio, il controllo, l’ordine il conteggio, la ripetizione ed il collezionare si trasformano in rigide regole di comportamento e sono spesso bizzarre e eccessive.

 Fobia sociale

La fobia sociale è un disturbo alquanto diffuso tra la popolazione, secondo alcuni studi la percentuale di persone che ne soffre va dal 3% al 13%, e sembra che ne soffrono più le donne che gli uomini.

la caratteristica principale di questo disturbo è la paura di agire, di fronte agli altri, in modo imbarazzante o umiliante e di ricevere giudizi negativi. Questa paura può portare chi ne soffre ad evitare la maggior parte delle situazioni sociali, per la paura di comportarsi in “modo sbagliato” e di venir mal giudicati.

solitamente le situazioni più temute sono quelle che implicano la necessità di dover fare qualcosa davanti ad altre persone, come per esempio esporre una relazione o anche solo firmare, telefonare o mangiare; a volte può creare ansia semplicemente entrare in una sala dove ci sono persone già sedute, oppure parlare con un proprio amico.

Le persone che soffrono di fobia sociale temono di apparire ansiose e di mostrare i “segni” cioè temono di diventare rosse in volto, di tremare, di balbettare, di sudare, di avere batticuore oppure di rimanere in silenzio senza riuscire a parlare con gli altri, senza avere la battuta pronta. Infine, accade spesso che chi ne soffre, quando non si trova in una situazione temuta, riconosco come irragionevole la propria paura e tenda, conseguentemente, ad auto accusarsi e rimproverarsi per non riuscire a fare cose che tutti fanno.

Questo disturbo, se non trattato, tende a rimanere stabile e cronico, e spesso può dare luogo ad altri disturbi come la depressione.

Disturbo post traumatico da stress

Il disturbo post traumatico da stress si sviluppa in seguito all’esposizione ad un evento stressante e traumatico che la persona ha vissuto direttamente, o a cui ha assistito, e che ha implicato la morte, o minacce di morte, o gravi lesioni, o una minaccia all’integrità fisica propria o di altri; La risposta della persona all’evento comporta paura intensa, senso di impotenza e/o orrore.

I sintomi sono:

il continuo rivivere l’evento traumatico persistentemente attraverso immagini, pensieri, incubi notturni;

l’evitamento persistente degli stimoli associati con l’evento o attenuazione della reattività generale: la persona cerca di evitare di pensare al trauma o di essere esposta a stimoli che possono riportarglielo alla mente, l’ottundimento della reattività generale si manifesta nel diminuito interesse per gli altri, in un senso di distacco e di estraneità;

sintomi di uno stato di iperattivazione persistente come difficoltà di addormentarsi o a matenere il sonno, difficoltà a concentrarsi, l’ipervigilanza ed esagerate risposte di allarme.

i sintomi possono insorgere immediatamente dopo il trauma o dopo mesi;

il quadro dei sintomi può essere acuto, se la durata dei sintomi è minore di tre mesi, cronico se ha una durata maggiore, o ad esordio tardivo, se sono trascorsi almeno sei mesi tra l’evento e l’esordio dei sintomi.

Gli eventi traumatici vissuti direttamente possono includere tutte quelle situazioni in cui la persona si è sentita in grave pericolo come i combattimenti militari, aggressione personale violenta, rapimento, attacco terroristico, tortura, incarcerazione come prigioniero di guerra o in un campo di concentramento, disastri naturali o provocati, gravi incidenti automobilistici, stupri, ecc. gli eventi vissuti in qualità di testimone includono l’osservare situazioni in cui un’altra persona viene ferita gravemente o assistere alla morte innaturale di un’altra persona dovuta ad assalto violento, incidente, guerra o disastro, o a trovarsi di fronte inaspettatamente a un cadavere; anche il solo fatto di essere venuti a conoscenza che un membro della famiglia o un amico stretto è stato aggredito, ha avuto un incidente o è morto(soprattutto se la morte è improvvisa o inaspettata) può fare insorgere il disturbo.

Disturbo d’ansia generalizzato

La persona affetta da disturbo d’ansia generalizzato è preda di un’ansia persistente, spesso concernente piccole cose. Il carattere distintivo di questo disturbo è una preoccupazione cronica, incontrollabile, per qualsiasi genere di circostanza o attività; per esempio, queste persone possono essere costantemente terrorizzate dalla possibilità che a un loro figlio capiti un qualche incidente. Il disturbo è così pervasivo da essersi meritato l’appellativo di <>.

Sono inoltre frequenti sintomi somatici come sudorazione, vampate di rossore, batticuore, nausea, diarrea, sensazione di freddo, mani appiccicose, bocca secca, nodo alla gola, respiro poco profondo, pollachiuria (aumento della frequenza delle urine). Tutte queste manifestazioni somatiche riflettono l’iperattività del sistema nervoso autonomo. Anche la frequenza del polso e la respirazione possono essere elevate. A volte vengono lamentati disturbi alla muscolatura scheletrica: tensione e dolenzia muscolare, soprattutto nella zona della nuca e delle spalle; tic alle palpebre e in altre parti del corpo; tremori; facile affaticabilità e incapacità a rilassarsi.

Rimedi per alleviare l’ansia

Al di là della terapia farmacologica e della psicoterapia, la cui efficacia è stata dimostrata, esistono molti rimedi più semplici che chiunque può praticare a casa propria. Tra questi le tecniche di rilassamento, che richiedono uno sforzo limitato e possono essere utilizzate in qualsiasi momento. Queste tecniche rappresentano una risposta naturale e fisiologica allo stress; possono verificarsi anche quando non si è coscienti di queste reazioni del nostro corpo. Il rilassamento viene definito come uno stato psicofisico nel quale l’individuo si sente sollevato dalla tensione. Raggiungere uno stato di rilassamento significa quindi essere in grado di controllare il livello di attivazione fisiologica, in modo tale da creare i presupposti per liberarsi dalla tensione.

Quando lo stress e l’ansia condizionano il normale funzionamento dell’organismo il rilassamento può essere utile al fine di ristabilire l’equilibrio. In oriente le tecniche di rilassamento sono conosciute e seguite da secoli: i maestri di yoga le praticavano come un aspetto fondamentale della loro disciplina; in occidente invece l’interesse per queste tecniche è stato scarso fino agli ultimi decenni, quando si è iniziato a considerare l’organismo come un sistema complesso costituito dall’interazione tra mente e corpo. Un contributo fondamentale allo studio del rilassamento e alla sua pratica terapeutica fu apportato dal professor J. H. Schultz, il quale sviluppò un metodo chiamato training autogeno. Si tratta di uno stato di leggero trance autoindotto attraverso tecniche di autosuggestione, il quale porta ad uno stato di rilassamento fisico e mentale.

Dopo gli studi di Schultz, molti psicologi e medici hanno cominciato ad usare le tecniche di rilassamento in aggiunta alle terapie di tipo convenzionale. Grazie al crescente interesse per questo campo di studi oggi sappiamo che tecniche diverse possono essere adattate a diversi tipi di personalità . Le tecniche proposte in questa sezione non vanno intese come un’alternativa alla psicoterapia, piuttosto come un’integrazione ad essa, o semplicemente come un esercizio di rilassamento da poter utilizzare comodamente a casa propria quando si ha un po’ di tempo da dedicare a sé stessi. Chiunque può eseguire questi semplici esercizi e trarne beneficio, non c’è alcuna controindicazione o pericolo.

  • Prima di iniziare con gli esercizi è necessaria una fase di preparazione per predisporre corpo e mente al rilassamento:
  •  indossa abiti comodi e leva le scarpe prima di iniziare l’allenamento;
  • puoi sedere su una poltroncina, su un divano, su una sdraio o sdraiarti sul letto, avendo l’accortezza di verificare che nessuna parte del corpo sia in tensione;
  • sistemati in una posizione comoda, non importa se sdraiato o seduto;
  • l’importante è sentirti comodo;
  • può essere utile passare qualche minuto sprofondando sempre di più nella poltrona;
  • se sei seduto appoggia le mani sulle gambe o sui braccioli;
  • se sei sdraiato metti le braccia lungo i fianchi.

Le tecniche risultano più efficaci se praticate ad occhi chiusi.

Skype e la consulenza psicologica online

Ma chi ha bisogno di uno psicologo?

Lo psicologo è ancora per molte persone il medico di”mente”, anche se la mentalità sta cambiando.

In realtà lo psicologo si rivolge non solo alle persone che soffrono di grave disagio psicologico ma, anche e soprattutto per le persone”normali”:

  • Per migliorare il nostro modo di interagire con altre persone.
  • Per superare un momento difficile a livello personale

I DISTURBI CHE POSSONO OSPITARE TUTTE le VIOLAZIONI CHE GENERANO DISAGIO PSICOLOGICO.

Lo psicologo aiuta a capire meglio il disagio e, quando possibile, di, fornire alcuni elementi utili al superamento spontaneo stesso.

Lo psicologo non sta cercando di risolvere tutti i problemi del suo paziente: aiuta il paziente a intensificare le proprie risorse interne per risolvere il problema e nel caso in cui questo non è possibile, aiuta a prendere le cose che non si può cambiare.

l’obiettivo di questo”incontro” è quello di alleviare il disagio del cliente mettendolo in condizioni, per imparare a conoscersi meglio e modificare dei punti deboli del suo carattere.

COME CHIEDERE CONSIGLIO

Per chiedere e ottenere consulenza psicologica attraverso internet attraverso questo sito web attualmente sono disponibili due modalità:

  • per.mail
  • via chat.

e-mail: questo è il più semplice e, finora, non è più utilizzato in questo settore.

Per una consulenza via e-mail

inoltre gli utenti registrati hanno la possibilità di ottenere una consulenza psicologica attraverso la chat e poter chattare online con uno psicologo. La chat può essere effettuata anche tramite Skype, in questo modo si può parlare e vedere i nostri terapisti.

LA DEPRESSIONE

La depressione è un disturbo sicuramente diffuso tra la popolazione generale e quindi molto ben conosciuto.
sembra infatti, che ne soffra dal 10% al 15% della popolazione, con una diffusione maggiore tra le donne.Generalmente chi ne soffre mpstra un umore depresso, una marcata tristezza quasi quotidiana e tende a non riuscire piu lo stesso piacere nelle attività che provava prima.Le persone che soffrono di depressione, si sentono sempre giù, l’umore e i pensieri sono sempre negativi, sembra che presentino un vero e proprio dolore di vivere, che li porta a non riuscire a godersi più nulla.
Oltre a questi sintomi primari, normalmente succede che le persone che soffrono di questo disturbo ne presentano altri, quali:

  • un appetito aumentato o diminuito;
  • un aumento o una diminuizione del sonno;
  • spesso in marcato rallentamento motorio o, al contrario, una marcata agitazione;
  • una marcata affaticabilità;
  • una ridotta capacità di concentrarsi;
  • una tendenza molto forte ad incolparsi, a svalutarsi;
  • pensare al suicidio.

La depressione è una condizione psicologica che può esprimersi con una sintomatologia molto diversa non solo da persona a persona ma anche con sintomi diversi in diverse fasi della vita.

Per questo motivo, molte forme di depressione non vengono riconosciute o addirittura confuse con altre problematiche di tipo diverso : così capita che la depressione nel bambino venga scambiata dai genitori per iperattività, nel adolescente etichettata come inquietudine, nell’anziano confusa con la demenza senile.

Nell’adulto invece la depressione viene spesso confusa con una condizione estrema di stanchezza e di malessere.

La depressione: un disagio con molte facce.
La depressione può presentarsi con una sintomatologia molto diversa da individuo ad individuo, ma c’è un sintomo che accomuna tutte le persone depresse ed è la anedonia.

L’anedonia ovvero la ridotta capacità di provare gioia e piacere è in un certo senso l’essenza della depressione. Chi è depresso prova una profonda sensazione di noia e apatia, o, nei casi più gravi, di impotenza e disperazione. Tutto appare grigio e senza scopo, non si riesce più a divertirsi, a provare entusiasmo per niente. Anche la capacità d’amare risulta (momentaneamente) menomata : le persone care ci diventano improvvisamente indifferenti quando non sentiamo di detestarle.

Proprio per l’impatto distruttivo che la depressione ha non solo sul nostro benessere psicologico ma anche sulle relazioni con gli  altri, è importante riconoscere questo disturbo  e curarlo il prima possibile.

La depressione nelle fasi della vita.
In questo paragrafo spiegheremo brevemente come si manifesta la depressione nelle diverse fasi della vita.

La depressione nel bambino.

Per molte persone è assurdo pensare che un bambino possa essere depresso, invece la depressione infantile è in costante aumento. I bambini, tuttavia, non hanno ancora la capacità di verbalizzare il loro malessere, ma esprimono la loro sofferenza con il comportamento.

Tipicamente, il bambino depresso è una piccola peste : iperattivo e sempre agitato, sprezzante del pericolo, non riesce a rispettare le regole. I rapporti con gli adulti e gli altri bambini sono conflittuali : il bimbo depresso non riesce ad integrarsi con i coetanei a causa dei suoi atteggiamenti aggressivi e oppositivi, non riesce a tollerare la  frustrazione ma reagisce con frequenti scoppi di rabbia ad ogni  minima contrarietà.

Il rendimento scolastico non è adeguato all’intelligenza del bambino : anche se il bambino è molto intelligente, a scuola incontra notevoli difficoltà a causa della sua iperattività, del suo scarso interesse per la scuola e della sua difficoltà a mantenere l’attenzione per un tempo prolungato.

A volte la depressione si esprime con il rifiuto della scuola: il bambino ha paura di  essere abbandonato e di non trovare  più i suoi genitori quando tornerà a casa.

Sono frequenti i disturbi del sonno ( incubi, frequenti risvegli, sonnolenza durante il giorno)  e dell’alimentazione ( mangia troppo oppure troppo poco).

In molti casi il bambino depresso presenta enuresi notturna (cioè fa la pipì a letto).

La depressione nell’adolescente.

La depressione nell’adolescente non dovrebbe mai essere sottovalutata : se è vero che i momenti di crisi fanno parte di una normale adolescenza, è anche vero che questa è la fase della vita in cui si verifica il maggior numero di suicidi.

La depressione negli adolescenti può esprimersi con una sintomatologia simile a quella dell’adulto oppure in una forma  ” mascherata”  difficilmente riconoscibile.

Nel primo caso, l’adolescente appare depresso e apatico e/o irritabile e di cattivo umore, non ha amici né legami sentimentali ,niente sembra interessarlo. Trascorre tutto il giorno chiuso nella sua stanza a giocare ai video giochi ,a guardare la televisione  oppure a non far niente. Sono frequenti i disturbi del sonno: l’adolescente depresso si rifugia nel sonno, dormendo per tutto il giorno oppure al contrario, soffre d’insonnia.

L’aspetto fisico anche nelle ragazze è trascurato; sono frequenti i disturbi dell’alimentazione ( anoressia, diete  punitive, abbuffate con conseguente aumento di peso oppure un alternanza di digiuni e abbuffate) .

Si verifica spessissimo un calo vistoso del rendimento scolastico : anche gli adolescenti che prima riuscivano bene in tutto, ora accumulano insufficienze su insufficienze. Questi problemi scolastici sono dovuti sia ad un generale disinteresse verso la scuola che all’affaticabilità e alla difficoltà di concentrazione tipiche della depressione.

Come negli adulti la depressione può manifestarsi con disturbi psicosomatici : i ragazzi depressi si sentono sempre stanchi e lamentano vaghi e confusi malesseri ( tipicamente cefalee e disturbi digestivi) .

Anche i sintomi psicologici della depressione sono gli stessi degli adulti : gli adolescenti depressi hanno un immagine negativa di sé, si vedono brutti e pieni di difetti, si sentono poco amati, giudicano la loro vita un fallimento e non hanno nessuna speranza per il futuro.

Tuttavia , la depressione negli adolescenti può manifestarsi  anche con comportamenti ” ribelli” e trasgressivi , che a prima vista sembrano non avere alcun legame con la depressione, quali uso di droghe, frequenti ubriacature, promiscuità sessuale, risse e comportamenti spericolati. Queste condotte  servono per tenere a bada la sofferenza stordendosi o provando forti emozioni.

La depressione nell’anziano.

La depressione nella persona anziana viene confusa con il normale processo di invecchiamento oppure con un principio di demenza senile, per questo solo una piccola parte degli anziani depressi riceve un trattamento adeguato. Come negli adolescenti, la depressione senile non va sottovalutata: dopo l’adolescenza, la terza età è la fase della vita in cui si verificano più suicidi.

In genere nell’anziano la depressione è spesso nascosta  sotto sintomi somatici quali cefalee, palpitazioni, dolori alle articolazioni , vertigini, difficoltà respiratorie, insonnia ecc..

L’anziano tende quindi a concentrarsi e a lamentare questi sintomi che riporta e sottolinea ad ogni occasione.  L’anziano depresso tende a chiudersi in se stesso, diventando passivo ed evitando i contatti con gli altri o diventando lamentoso e irritabile. .

Altri sintomi tipici della depressione senile sono alterazioni delle memoria, eloquio rallentato e motricità rallentata. Questo non deve stupire perché la depressione comporta  a tutte le età, ma specie nella vecchiaia, un globale rallentamento delle funzioni cognitive.

La depressione nell’adulto.

Anche nell’adulto, specie se di sesso maschile, la depressione può presentarsi con sintomi atipici. Molte persone non riescono a riconoscere nemmeno con se stesse di stare male perciò  il disagio psicologico viene somatizzato. Il corpo esprime la fatica di vivere con  una serie di malesseri : ci sono i dolori alle gambe per indicare la fatica di reggersi sulle proprie gambe, la stanchezza cronica diventa l’espressione della propria stanchezza interiore, la cefalea parla di una testa troppo piena di ansie e preoccupazioni, i disturbi gastrointestinali diventano il simbolo delle cose che facciamo fatica a ” digerire” e così via.

Il desiderio sessuale ha un vistoso calo: la persona depressa sperimenta poca o nessuna voglia di fare l’amore. Il sonno è disturbato : ci può essere un insonnia persistente oppure si può avere un eccessivo bisogno di sonno. In genere queste persone girano da un medico all’altro e si sottopongono ad una serie di esami che risultano essere negativi ma continuano a pensare di avere un ” brutto male”.

Tipici casi di depressione nell’adulto
In questo paragrafo invece descriveremo brevemente come si presenta solitamente la depressione lieve, media e grave nell’adulto.

Depressione lieve.
Una persona che è depressa in modo lieve può nascondere facilmente a se stessa e agli altri la sua condizione psicologica. Apparentemente è tutto come prima : si lavora e ci si occupa della famiglia ma in modo diverso : manca il piacere di fare le cose e,a volte, tutto sembra un peso.

Si verifica una flessione dell’umore: la persona depressa si sente “spenta”, niente sembra coinvolgerla ed entusiasmarla. Ci sente annoiati e apatici, oppure irritabili e di cattivo umore : si scatta per ogni piccolezza. Il pensiero tende al pessimismo: si ha la tendenza a rimuginare su fatti spiacevoli e a pensare che ormai nella propria vita non può succedere niente di bello.

I rapporti con gli altri risentono dello stato di depressione: parenti e amici della persona depressa percepiscono da parte di quest’ultima freddezza e distacco. L’ anedonia coinvolge anche la sfera sessuale : la persona depressa ha sempre meno voglia di fare l’amore. C’è una sensazione di ridotta energia : ci sente sempre stanchi anche al mattino appena alzati. Il sonno difficilmente è ristoratore e spesso è disturbato : si fa fatica a dormire oppure ci sono frequenti risvegli verso le quattro o le cinque del mattino.

Depressione media.
In questo caso, si sperimenta una profonda stanchezza : tutto, anche le attività più semplici, costa molta fatica e sembra un peso insormontabile. La persona non ha più l’energia per assolvere ai compiti della vita quotidiana: ” perde colpi” sul lavoro, trascura il suo aspetto, la casa, la famiglia.

La capacità di provare amore è diminuita: non si prova più niente nemmeno verso il partner e i propri figli che appiano all’improvviso degli estranei. Il desiderio sessuale è assente. Tipicamente, la persona depressa si colpevolizza moltissimo per questo stato di cose e si sente un individuo indegno.  L’autostima è a terra : la persona dà un interpretazione negativa della sua vita. Cominciano a comparire pensieri di morte, anche se spesso non c’è un vero intento suicida. In questa fase la persona comincia a pensare che gli altri starebbero meglio senza di lui, oppure che nessuno sarebbe dispiaciuto per la sua morte.

Non si riesce più a pensare con chiarezza: si fa fatica a concentrarsi, ci si dimentica le cose, anche la capacità decisionale diminuisce : chi è depresso lamenta spesso di non riuscire a prendere da solo neanche le decisioni più semplici.

Il mattino è il momento più critico della giornata : la persona depressa fa moltissima fatica ad alzarsi dal letto, mentre verso sera  si verifica un leggero miglioramento del tono dell’umore.

Il sonno è disturbato come pure l’alimentazione.

Depressione grave
Una persona gravemente depressa non è più in grado di lavorare e di occuparsi di se stessa .Nei casi peggiori il depresso grave trascorre tutto il giorno a letto. I movimenti sono lenti ed incerti come se la persona si muovesse al rallentatore. Più raramente, si può invece verificare un comportamento agitato.  Anche il pensiero è rallentato : pensare diventa faticoso e la persona soffrente non riesce più a pensare in modo coerente. Alcuni clinici sottolineano che il comportamento di un depresso grave assomiglia a quello di un morto vivente come se la persona diventasse immagine vivente dell’angoscia mortifera che sente dentro di sé. Infatti, il depresso grave sperimenta una sofferenza e un angoscia di un intensità tali che la morte viene vista come l’unica via d’uscita. Il depresso grave è infatti tormentato da pensieri di colpa eccessivi ( tipico è la sensazione di aver rovinato la propria vita e quella delle persone care) di biasimo verso se stessi ( ci si percepisce come delle persone cattive o fallite), di morte e di suicidio. L’alimentazione e il sonno sono gravemente disturbati.

Dalla depressione si può guarire
Se ti sei riconosciuto in questi sintomi, non devi disperarti. La depressione è una condizione psicologica  molto comune, che non solo può essere curata ma da cui si può guarire completamente, riconquistando  un equilibrio psicologico migliore.

Se volete informazioni potete contattare: centronoesis.it

E’ molto difficile, però, che un depresso possa guarire da solo con la ” forza di volontà” o con altre tecniche tipo i fiori di bach o il pensiero positivo, ecc.

La depressione può essere curata facendo ricorso alla psicoterapia associata in alcuni casi ad un trattamento farmacologico.